Sharing economy, più si che no. Ecco perché.

Da Uber ad Airbnb, passando per il car sharing e just eat, c’è un pezzo di economia reale intorno a noi che si muove – nominalmente o sostanzialmente- intorno a quella che viene definita sharing economy, cioè economia della condivisione. Una filosofia di vita? Un modo per guadagnare aggirando il fisco? Una soluzione di risparmio?

Un libro ci aiuta con dei dati a capire la percezione degli italiani sulla materia (il link e l’immagine riportano alla relativa pagina Amazon): “Dalla parte della sharing”, autori Colangelo e Tersigni.

 

Innanzitutto, gli italiani vedo la sharing più come una forma di risparmio che di guadagno. Come rappresentato nella figura, solo per il 19% degli intervistati da Ixé (sondaggio 2017 realizzato ad hoc per questo studio) la sharing economy è un modo per guadagnare. Per lo più viene intesacome occasione di risparmio (39%), stile di vita sostenibile (28%) e come un’occasione per socializzare (25%).

 

Importante anche la dinamica rispetto alla percezione più generale della sharing economy, a cui viene data una connotazione fortemente etica (67% delle risposte). Viene altresì vissuta come possibile risposta alla crisi economica dal 61% delle persone contro il 42% che la vede al contrario come una modalità per eludere il fisco.

Rispetto, dunque, al valore positivo o negativo della sharing economy, prevale nettamente un’interpretazione positiva rispetto a quella negativa, 42% contro 6%, ma una parte degli intervistati si autocolloca in posizione attendista (27%).

 

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