Mediterraneo, contare i morti per salvare i vivi.

L’ennesima tragedia si è consumata ieri nel Mediterraneo.

Quanti sono i morti di questa ondata migratoria? E poi: può avere senso contare i morti, rischiare di ridurre le vite a numeri?

Il progetto più completo appare essere quello di Missing Migrants realizzato da OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Secondo i dati di OIM, nell’anno solare 2018 (sei mesi e mezzo) sono 2186 i morti in tutto il mondo nel tentativo di migrare. Di questi, ben 1443 solo nel mar Mediterraneo, due terzi del totale. Segue la frontiera del Messico con 158 vittime stimate (più del 7%). Qui riportiamo la mappa completa così come proposta dal sito Missing Migrants..

Restringendo il campo al Mediterraneo, dei 1443 morti ben 1103 sono quelli stimati per la tratta che dalle coste libiche porta all’Italia, cioè oltre il 76% delle vittime dell’area mediterranea e oltre il 50% del totale dei morti da migrazione di tutto il mondo.

Secondo la stessa OIM, con i dati aggiornati al 2017, erano già oltre 10.000 i morti dal 1 gennaio 2014.

Serve allora contare i morti? Si, serve perché aiuta a capire un fatto molto semplice: è il Mediterraneo, la rotta italica in particolare, il posto del mondo dove migrare rischia di voler dire morire.

Questi numeri ci dicono dunque che non è valida l’equazione migrazione clandestina = morte ma piuttosto che c’è un problema gigantesco tutto concentrato in quello che era il mare nostrum. Confutare questa equazione può essere meno banale di quel che può sembrare a prima vista, perché ci dice una cosa dura ma evidente: non è destino, non se la sono cercata, possiamo agire per cambiare questi numeri.

 

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