Governo al 40%, destre vicine al 50%. Così il proporzionale corretto premia la destra.

Con intensità leggermente diverse, i tre sondaggi di inizio settimana pubblicati da Ixé, Tecné e SWG, mostrano un trend comune. I partiti della destra si avvicinano al 50% dei consensi, mentre quelli di governo si fermano (o ‘resistono’) sopra il 40%.

Vi sono poi liste minori, dai radicali a Europa Verde ad Azione di Calenda, che pur non appoggiando il governo sono lontane dalle destre unite-: queste liste complessivamente valgono il 4,6% e 4,9% per Ixé  e Tecné  o addirittura il 7,5% secondo SWG. Quest’ultimo attribuisce a Calenda un piccolo exploit al 3,9. Renzi sopra il 4% si dimostra elettoralmente più attrattivo della lista di Sinistra e ad oggi sarebbe abbastanza al sicuro nel caso di inserimento del cosiddetto “proporzionale corretto“.

Con questa distribuzione elettorale se venisse applicato il sistema proporzionale con lo sbarramento al 4%, in parlamento entrerebbero: Lega, PD, M5S, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Italia Viva.

In tal caso, anche immaginando ‘solo’ il 48% alle destre contro il 40% delle forze di maggioranza ‘sopra la soglia’ (la Sinistra non avrebbe il quorum) si andrebbe a determinare una distribuzione dei seggi che amplierebbe la maggioranza parlamentare di Salvini e dei suoi alleati.

Infatti, in caso di distribuzione proporzionale dei seggi per le forze che raggiungono almeno il 4%, con questi sondaggi avremmo una Camera dei Deputati in cui le tre forze di destra insieme metterebbero insieme quasi il 55% dei seggi. Ciò perché le 6 liste sopra soglia, che insieme valgono circa l’88% dei voti (stando ai sondaggi) si andrebbero a distribuire il 100% dei seggi. Mediamente sarebbero quindi sovrarappresentate del 13%.

Più difficile immaginare la distribuzione del Senato in mancanza delle regole di attribuzione dei seggi (che va comunque fatta su base regionale) ma la maggiore consistenza delle singole liste di destra ragionevolmente andrebbe a determinare anche a Palazzo Madama uno scenario simile.

A questo punto, per l’attuale coalizione di governo non sarebbe meglio tornare a ragionare di collegi uninominali o, all’opposto, di proporzionale puro?

 

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