Davvero le Torri stanno a destra? – il voto del VI Municipio

Le Torri è il nome con cui si definisce il Municipio VI, quello della periferia est di Roma, quello che più di ogni altro in questo momento storico è considerato il simbolo del disagio e del degrado della Capitale.
E’ un territorio enorme, di 113,36 chilometri quadrati, quasi come Napoli (119 kmq) e due terzi di Milano (181,8 kmq). Ci vivono secondo gli ultimi dati circa 257.000 persone e comprende diverse zone urbanistiche: Acqua Vergine, Lunghezza, San Vittorino, Torre Spaccata, Torre Angela, Z. Borghesiana, Torre Maura, Torrenova (parte) e Torre Gaia (parte), nonché parte del quartiere Don Bosco.
Vedendo le proteste contro l’arrivo dei 70 nomadi a Torre Maura, con un solo “pischello” ad opporsi – coraggiosamente ma sostanzialmente in solitudine- al presidio neofascista,o ripassando i dati delle ultime elezioni politiche con il presidente nazionale del Pd sonoramente sconfitto con un dato appena superiore al 20%, la prima risposta istintiva è: si, nel municipio VI, quello delle Torri, le preferenze elettorali vanno a destra.

Eppure non è così. O almeno non sempre è così. Da quando sono stati istituiti i municipi di Roma, il voto del Municipio VI (ex VIII) è stato in linea con quello dei romani. Nel 2001, quando vince Veltroni al municipio vince Celli. Quando nel 2006 si conferma Veltroni, vince a mani basse Scorzoni.
Nel 2008, il municipio segue il voto comunale: al primo turno prende la maggioranza relativa dei voti Scorzoni (come Rutelli al comune) mentre al ballottaggio, coerentemente con la vittoria di Alemanno, si afferma di poco anche Lorenzotti.
La storia si ripete, ‘pari pari’ per dirla alla romana, nel 2013 e nel 2016.
Nel 2013 Marino prende la maggioranza relativa al primo turno e vince al ballottaggio, così come Scipioni è in testa al primo giro di boa e vince con il 60% lo scontro decisivo per la presidenza del municipio che nel frattempo è diventato “VI”.
Nel 2016, infine, si impone Roberto Romanella con il 70% al ballottaggio, in linea con il dato generale delle elezioni. Qui, l’unica differenza, è nel fatto che – mentre a livello romano il ballottaggio è tra 5Stelle e PD, in questo territorio al ballottaggio va il candidato presidente della destra.
In vent’anni di elezioni locali, il municipio delle due Torri si dimostra molto in linea con le scelte del resto della città. Quel che semmai va evidenziato è il dato di delusione che da un certo punto in poi qui è stato più forte che altrove, anche per le forme che ha assunto. Dalla proposta di demolizione delle torri di Tor Bella Monaca avanza da Alemanno fino ad oggi, le proteste, i disagi, le dinamiche sociali della estrema periferia est (perché la contrapposizione Roma nord – Roma sud è poco più di un simpatico sketch televisivo) hanno un tratto distintivo: nessun sindaco, nessuna giunta municipale, è riuscita ad essere apprezzata. Lì come a Roma, ma lì con toni e forme più forti.
A differenza della vulgata corrente, le torri sono a tutti gli effetti elettoralmente contendibili, politicamente sono flessibili, come del resto tutta la città di Roma.
Acquisita la delusione anche del voto per Raggi, come prima per Marino e Alemanno, possono votare tanto per una proposta di sinistra che per una destra. Senza pregiudiziali.
La preoccupazione semmai è che in VI municipio come in gran parte di Roma gli elettori abbiano ricevuto tante di quelle delusioni che le forme di protesta diventino sempre più estreme.

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